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31 มีนาคม

Ricaricare le batterie...

In questi ultimi giorni 10 giorni mi si sono esaurite le batterie.
Ci sono state una serie di cose che hanno messo a dura prova i miei nervi, di per sé già esauriti.
E' vero che alcune cose potrebbero essere considerate di secondo piano rispetto alle altre ma tutte fanno parte della mia vita.
Cominciamo con quella più importante e più preoccupante: mia madre dovrà sottoporsi ad un intervento alla mano per un tumore ad un dito.
Ci hanno detto che è a lenta evoluzione, quasi sicuramente non sarà necessario amputare il dito, ma sarà sufficiente eliminare la zona malata.
Questa cattiva notizia ci (a me e alle mie sorelle) ha un pò spiazzato. Quando pensi ai tuoi genitori li vedi lì sempre pronti, sei tu che chiedi il loro aiuto...poi un bel giorno d'improvviso tutto questo cambia e tu non sei preparato. Cioè lo sai che prima o poi deve capitare, ma allontani sempre l'idea. Quando ti rendi conto che sei salito sulla ruota che devi far girare tu, c'è un momento di destabilizzazione.
Purtroppo nell'arco di pochi giorni mia madre è dovuta andare a fare delle visite e nè io nè una delle mie sorelle siamo potute andare con lei per problemi di lavoro. Per fortuna l'altra sorella, pur essendo anche lei incasinata, c'ha messo una pezza (come si dice a Roma) insieme a mio marito e a uno dei miei cognati. Noi che non siamo potute andare abbiamo incamerato nervosismo.
Come seconda cosa la settimana scorsa mia figlia è stata influenzata e non è ovviamente andata a scuola. Proprio in quei giorni io sono sempre tornata a casa per cena dal lavoro, quindi mi sono sentita un pò in colpa a lasciarla sempre sola.
Tutto questo mentre in ufficio c'era la solita scadenza del pagamento degli stipendi e della consegna (obbligatoria per legge) dei CUD.
Quindi immaginate con quale stato d'animo ho lavorato. Tanto per farvela breve, venerdì scorso ho avuto uno scontro con il collega che mi sta di fronte, e sono volate parole grosse. E' vero che ha iniziato lui, ma io alla fine l'ho proprio mandato a ... farsi una passeggiata! Non vi sto a raccontare l'episodio per filo e per segno perchè non ve ne frega niente, ma mi dovevate vedere! Faccia rossa, mani tremanti, lacrime agli occhi... C'ho messo un'oretta buona per calmarmi. Fortunamente il nuovo capo (eh sì perchè ho dimenticato di dirvi che da qualche settimana mi hanno pure cambiato il responsabile del servizio) era alla convention annuale delle Risorse Umane e non ha assistito al "match".
Speriamo che nei prossimi giorni io abbia la possibilità di far vedere che sono una persona affidabile, e una grande lavoratrice...
Nei prossimi giorni dovrebbe esserci più calma, spero di essere io più calma...
Chi di voi mi ha trovata "occupata" su msn ora sa il perchè.
Buon fine settimana a tutti, a me per prima
Bacibacibaci

21 มีนาคม

Il mio primo Haiku

Non so se sta diventando una moda, ma per una come me affascinata dal Giappone, non era possibile non aver scritto neanche un Haiku!

Ieri mentre ero alla guida e tornavo a casa dopo un'estenuante giornata [ultimamente TUTTE le mie giornate lavorative sono estenuanti ] ho provato, mi sono anche distratta e credo di aver tagliato la strada ad un'altra automobile, per fortuna non è successo nulla, ma mi sono spaventata del fatto che ero proprio in un'altra dimensione e guidavo meccanicamente.

Appena parcheggiato ho preso carta e penna e frettolosamente mi sono appuntata quello che mi era venuto in mente [vedi Gatta sto imparando a fare come te!].

Comunque ecco il risultato. 

 

 
Come petali
su giacigli di foglie
i miei pensieri
 
 
  

 

18 มีนาคม

c6 gg ke nn tvttb tadb ecc ecc ecc

Non sopporto il modo di scrivere abbreviato! Nemmeno negli sms. Non parliamo dei blog, o della chat!
E' il linguaggio degli adolescenti (?) ...non è vero: se giri un pò sugli spaces ti accorgi che anche persone più mature usano quel sistema sia per raccontare quello che hanno da dire, sia per commentarti.
Quando mando sms VOLUTAMENTE utilizzo le parole così come sono e se il messaggio è lungo vorrà dire che ne manderò due!
E quelli che scrivono con una lettera maiuscola e una minuscola? No, proprio non lo concepisco.
Sì, lo so sono poco tollerante, ma è proprio brutto a leggersi e a vedersi, che ci posso fare?
Un pò diverso è il discorso delle emoticon, nel senso che alcune sono veramente simpatiche, ma non devono eserre usate in modo esagerato.
Qualche giorno fa durante una conversazione di mio figlio su messenger un suo amico mi ha mandato un ringraziamento per una cosa che gli avevo fatto sapere. Lorenzo mi chiama e mi dice: "Mamma G. ti ha scritto, vieni a leggere". Quando sono arrivata davanti al video ho avuto un coccolone: ci fosse stata una parola comprensibile, erano tutte emoticon e solo qualche lettera. E mica avevo capito niente! C'è voluta la traduzione!
Non me ne vogliano coloro che passano qui e commentano con le "K" o abbreviando, ognuno è libero di scrivere come vuole...ho solo detto la mia!

15 มีนาคม

Neve

 
 
Neve era felice.
In mano teneva l'amore di Soseki e nell'altra il proprio cuore, che offriva alla bambina.
E quel fragile bilanciere serviva a tenerla in equilibrio sul filo della felicità.
 
  
 
 
11 มีนาคม

Periferie

Fino all'età di 26 anni ho vissuto abbastanza al centro della città. Poi sposandomi, mi sono spostata verso la periferia in una casa in affitto prima, e una (piccola) di proprietà poi. Con l'arrivo dei figli ci siamo spostati ancora più in periferia in una casa più grande e soprattutto vicino a mia suocera. Per chi conosce Roma a ridosso del G.R.A., all'interno del "cerchio" ma pur sempre periferia.
Con questi tre spostamenti ho sempre guadagnato qualcosa. Man mano che il quartiere dove vivevo diventava invivibile io mi spostavo. 
Dove ancora abitano i miei genitori si fa fatica a trovare famiglie giovani, le scuole hanno tante aule vuote, trovare un parcheggio è un miraggio. Ci sono tante attività commerciali e la gente va sempre di fretta. 
Quando sono passata in semi-periferia ho apprezzato il fatto di abitare fra palazzine e non palazzoni, nel piccolo parco sotto casa c'erano tanti bambini, parcheggiare non era un'impresa. Anche qui però non si riusciva ad avere tutto "sotto mano". Per esempio trovare un forno per comprare il pane o una frutteria senza dover fare km a piedi era difficile.
Dove viviamo ora è tutto più semplice, il quartiere non è molto esteso, nell'arco di 500 metri ci sono tre forni e due frutterie. Il mercato è a due passi e quando esci per una commissione è inevitabile incontrare persone che conosci, ti fermi a scambiare quattro chiacchiere con la mamma del compagno di classe di tuo figlio/a o incontri l'insegnante a spasso con il cagnolino. La domenica a Messa è un continuo "ciao" "buongiorno" "come va?" "lasci i ragazzi a giocare al campetto?" "vabbè allora me li riporti tu? la prossima volta lo faccio io".
Non ci sono palazzi di più di cinque piani, anzi alcune case hanno dei piccoli giardinetti e a volte anche degli orticelli. Dalle mie finestre vedo un signore di una certa età che ancora zappa il suo pezzetto di terra, accudisce i melograni, pulisce le erbacce... e raccoglie pomodori e zucchine.
La domenica mattina c'è un silenzio ed è un piacere aprire le finestre e sentire gli uccelli cinguettare, non c'è traffico perchè le strade sono strette e non ad alto scorrimento. Se poi c'è il sole la mia casa è inondata di luce.
Certo non è tutto perfetto, per esempio anche se ci sono buoni collegamenti per il centro, occorre almeno un'ora per arrivare a Termini. Ora stanno iniziando i lavori per la terza linea di metropolitana: riuscirò ad andare al lavoro solo con un mezzo prima di arrivare alla pensione?
Speriamo di sì, intanto mi godo il mio quartierino alla faccia di un giornalista di Repubblica che in un paio di occasioni ne ha parlato male, tiè!!!
08 มีนาคม

Affetto

Pur non festeggiando l'8 marzo sono stata in pizzeria.........

ma solo per accompagnare Lorenzo alla festa di compleanno di ben due compagne di scuola!

Era la prima volta che il piccolo di casa usciva di sera (come passa in fretta il tempo!).

Per tornare all'8 marzo vi devo dire che stasera, tornando dal lavoro, ho anche trovato dei fiori,

per la precisione tre garofani rossi,

 

 che mi ha lasciato in un vasetto la ragazza che mi aiuta a fare le pulizie in casa.

Sono rimasta contenta di questa dimostrazione d'affetto

perchè questo è il significato che ho dato al suo gesto.

A prescindere dall'8 marzo.

 

 

 

03 มีนาคม

Ricordi

Passando dal blog di Sciura Pina, alla chiacchierata con Lilla, alle incavolature con Lorenzo e alle litigate con Beatrice, mi è tornata in mente un'agenda dell'ultimo anno delle superiori che ho voluto tenere per ricordo.
Sono andata a prenderla e l'ho sfogliata, tornando indietro nel tempo. Eravamo una classe tutta femminile (a pensarci bene sono stata sempre in classi femminili dalle elementari, alle medie, alle superiori!).
Venivamo da tutte le parti della città e anche oltre visto che all'epoca di "Istituto Tecnico per il Turismo" ce n'era uno solo e per di più a numero chiuso. Potevi essere ammesso al primo anno solo con la votazione di distinto o ottimo ottenuta alle medie e se il primo anno eri bocciato, non potevi iscriverti di nuovo. Era una scuola durissima, si facevano tantissime ore di lezione perchè erano molte le materie. Le tre lingue erano in realtà sei perchè c'era un professore per la teoria e uno per la conversazione. Poi si studiavano materie specifiche come tecnica turistica, trasporti, pubblicità, ma anche ragioneria, diritto, economia politica, scienza delle finanze e addirittura nei primi anni fisica, stenografia e dattilografia. Insomma si entrava a scuola alle 8.00 e si usciva alle 14.30 e un giorno anche alle 15.00! Per non parlare dei doppi turni e quindi il giorno che capitavi di pomeriggio uscivi alle 20.10 di sera!
L'istituto era prestigioso anche come "location": si trovava a Piazza della Repubblica dove ora sorge un hotel di lusso! Ogni volta che mi capita di andare in centro e passo lì sotto mi viene così da ridere a vedere le finestre delle stanze occupate da turisti facoltosi e pensare che io ci ho studiato e ci ho passato gli anni più belli dell'adolescenza!
Alla fine degli anni settanta (quando ci andavo io) a volte era anche un pò pericoloso trovarsi lì perchè era il punto di partenza delle manifestazioni studentesche, le diverse fazioni politiche si tiravano le molotov, c'erano le cariche dei celerini. Ricordo che una volta erano le sette di sera e con alcune compagne ci ritrovammo dentro il bar lì di fronte con le saracinesche chiuse per non essere colpiti, e mio padre venne a prendermi ma non mi trovava.....e mica c'erano i cellulari! 
Credo di aver perso il filo del discorso........avevo iniziato parlando di un'agenda. All'interno ho trovato dei fogli nientepopodimenoche del secondo anno sui quali c'era una storiella creata da non ricordo chi utilizzando i cognomi di tutte noi.
Al termine degli esami di maturità nel 1981 ci demmo appuntamento "sotto scuola" per il 9/9/99 alle 9 e alcune di noi rispettarono "le consegne". Io, pur ricordandomelo, non potei andare perchè mio marito era in ospedale, ma con il pensiero feci il tragitto da casa a scuola e nel pomeriggio mi misi in contatto con una di loro e venni a sapere che qualche giorno dopo ci saremmo viste per una pizza. In quell'occasione ci scambiammo gli indirizzi e-mail per tenerci in contatto.
E' difficile incontrarsi spesso per gli impegni di ciascuna, ma ogni 3 o 4 anni ci vediamo. Siccome ora saranno passati giusto 3 anni ho ricopiato la storiella con l'intenzione di inviargliela e di organizzare un'altra uscita con il "solito" appuntamento sotto il "solito" balcone a Piazza Venezia. Chissà se riusciremo a trovare una data ad hoc per tutte.............
 
Vi farò sapere, intanto vi faccio leggere la storia (non vi aspettate chissà che, in fondo avevamo solo 15 anni!): 
 

Il viaggio da Milana ad Aversano

 

Nell’antica Milana viveva un ragazzo che aveva due permanenti Rossetti sul viso, come se gli avessero dato due Pizziconi sulle guance.

Egli lavorava in una Serra dalla mattina alla sera. Un giorno stanco del faticoso lavoro decise di ritornare al suo paese natale: Aversano; quindi si alzò presto alla mattina, prese tutti i suoi averi, uscì di Casella prese il suo Cavallin e partì.

Ma non aveva fatto colazione e per strada si fermò presso un forno per comprare una Pizzari.

Ripartì subito a Cavallin del suo animale. Lungo il cammino incontrò una Pompi e riempì la sua fiaschetta d’acqua. Camminò a lungo attraverso Pantoni, Silvestrini e foreste fino a che giunse la notte.

Allora decise di fermarsi per dormire e resosi conto che intorno a lui c’erano solo alberi smontò da Cavallin, lo legò ad un albero, si adagiò sotto uno di questi, cercando di addormentarsi. Ma non riusciva a dormire anche se cantava una Ninni nanna, alla fine stremato ci riuscì.

Nel Bugli della notte si svegliò bruscamente poiché una Perozzi che si era staccata dall’albero sotto il quale dormiva gli era caduta sulla testa. Alle prime luci del giorno era di nuovo in viaggio e per strada si mangiò tutta la Pizzari che aveva comprato a Milana. Per strada si alzò il vento e la Pulvirenti gli entrò nella gola.

Egli sperava di arrivare prima di pranzo ad Aversano, ma all’una del secondo giorno di viaggio si trovò in un paese sconosciuto. Vide un’osteria e affamato vi entrò.

Dopo aver mangiato una Zupcich e aver bevuto un Martini uscì.

Ma non trovò il suo Cavallin, qualcuno glielo aveva rubato.

Arrabbiato attraversò tutto il paese cercando il ladro. Appena cominciato le sue scarpe erano tutte consumate e decise di camminare a piedi Scozzi.

Infine ritrovò il suo Cavallin ed insieme il ladro, allora accecato dalla rabbia, tirò fuori da una tasca un coltello senza lama a cui mancava solo il manico e uccise il ladro.

Compiuta la sua Venditti con le Magugliani Rossini di sangue scappò via dal paese con il suo Cavallin perché aveva ormai il Marchetti di assassino.

Proseguendo il suo viaggio incontrò una Spagnoletti che andava ad Aversano e la fece salire sul suo Cavallin ed insieme continuarono il viaggio.

Nel cielo sereno brillava il sole e volavano Liberati le Palombe e i prati erano coperti di Papaleo.

Alla fine arrivò ad Aversano e pentitosi di essersi Spedicato le Magugliani di un delitto entrò in chiesa e si andò a confessare.

Al confessionale ripetè più volte: “Amodio……Amodio”.

Fatta poi la comunione uscì di chiesa cantando “Loria nei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà” e ringraziando il De Santis che lo aveva aiutato.